Forte a Venezia.

Excusatio non petita...
Prima di tutto vorrei puntualizzare che il ritardo con cui ho scritto questo resoconto non è dovuto né alla terza prova che ho affrontato la settimana scorsa né al tema storico di questa settimana, ma solo e soltanto alla mia inguaribile pigrizia, pigrizia che ho coltivato con cura negli ultimi diciotto anni e che con mia grande soddisfazione è giunta ai livelli attuali. Ora basta con i miei successi personali, passiamo al torneo.

Si può dire che il torneo di Venezia è un buon esempio di come neanche gli scacchi siano estranei alla crisi. Con pochi e non ingenti premi per torneo magistrale e torneo A e un costo di iscrizione di 50 euro ridotti a 45 euro per i poveracci del torneo B che gareggiavano al massimo per una coppa, diciamo che non è che fossi troppo sicuro di partecipare, ma che volete, Venezia è una città unica e l'aria della laguna di primo mattino ti sveglia come poche altre cose (per fortuna). Considerato questo e il fatto che altrimenti avrei passato il weekend a dormire, alla fine ho deciso di giocare.

 

STALKING ALLA DONNA DEL NEGRO*
Il primo turno si rivela come al solito semplice e mi ritrovo appaiato a Roberto Negro, contro il quale avevo totalizzato in scioltezza (ovvero rubando ma con stile) 1,5 su 2 nei nostri precedenti incontri. Parto con il mio solito bluff in apertura e giustamente, non appena penso di avere raggiunto una posizione pari mi accorgo che sto per perdere un pedone. La mia coppia degli alfieri però si dimostra fantastica in questo delicato frangente e, minacciando un perpetuo alla donna(!) finisco per vendere a caro prezzo il mio pedone, doppiandone un paio di suoi e lasciando sul campo come unici pezzi leggeri due alfieri di colore contrario. Un'altra paio di mosse precise mi porta a riguadagnare il pedone e a cambiare le donne. La patta è più che logica a questo punto.

WAR GAMES ECC.
Questo si preannuncia essere il nostro quinto incontro e con un 1 su 4 non parto certo da favorito, ma dalla mia parte si schiera la mia freschezza giovanile ( forse neanche tanto considerando il mio giornaliero apporto di caffeina), ma soprattutto lo sciopero dei treni che da solo fa perdere al mio avversario una ventina di minuti. La partita comunque si sviluppa sui calmi e monotoni campi dell'est Indiana di fianchetto, che porta solitamente al suicidio di uno dei due contendenti o alla patta per noia. In questo caso il risultato è il secondo e dopo una ventina di mosse di agonia concordiamo il pareggio.

TU CHIAMALI, SE VUOI, SACRIFICI
Il mio avversario del terzo turno è Enrico Vianello e, pur conoscendo la sua apertura preferita, non mi preparo un granché, ritrovandomi a conti fatti ad averlo semplicemente copiato. La posizione in effetti è simmetrica, ma tra il fatto che il bianco lo ha lui e la mia incompetenza, finisco per ritrovarmi sotto di due tempi. Ora, questo non è mai troppo piacevole, e lo diventa ancora meno quando la posizione si apre, e decido di complicare il gioco sacrificando (non proprio, ma sacrificio suona molto meglio di svista) un pedone per la coppia degli alfieri. Riesco poi a riorganizzare i pezzi (non senza l'aiuto del mio avversario) e con la continua pressione dei miei alfieri lo induco a commettere un sacrificio (vedi quanto ho scritto prima) e mi ritrovo con donna per pezzo e torre. Dopo avere dissipato ogni auspicabile vantaggio potesse derivarmi dai suoi pezzi mal posizionati ed essermi dimenticato che il re può muovere anche in avanti, raggiungo il controllo del tempo che ne ho ormai le tasche piene. Ci penso una decina di minuti ed offro patta, subito accettata.

IL DOLCE SAPORE DELLA VENDETTA
Dopo un bel tris di patte mi ritrovo a giocare col bianco contro Aleks Capaliku, che avevo già incontrato precedentemente, ma diciamo minimizzando che il nostro incontro non era stato troppo lungo. Così, in cerca di vendetta, decido di giocare decentemente l'apertura, e il suo Stonewall si trova presto privo dell'alfiere campo scuro (ma stavolta senza un cavallo in più con cui consolarsi). Come io poi sia riuscito a giocare senza cappellate tattiche/posizionali per il resto della partita è un mistero anche per me, poiché è vero che il giocatore con l'alfiere buono ha di solito posizione migliore rispetto a quello con l'alfiere cattivo, ma non avrei mai scommesso di riuscire a giocarmela incrementando piano piano il vantaggio senza farmi prendere dalla fretta. Fatto sta che il miracolo accade e il primo a sbagliare in posizione già difficile è il mio avversario che lascia sul terreno due pedoni. Ne cedo uno per cambiare i pezzi e finisco in un finale di torri facilmente vinto (persino per me), costringendo Capaliku ad abbandonare dopo poco.

MATTO ALLA TORRE
L'ultimo turno si presenta leggero come ogni buon ultimo turno di torneo, incontro infatti Andrea Dappiano, che giocava per tornare sopra i 2200 punti Elo e non aveva dunque alcuna intenzione di pareggiare e me l'ha dimostrato subito "offrendomi" un pezzo in apertura. Pavido quanto volete, non è mia abitudine accettare pezzi concedendo un forte attacco all'avversario, decido di lasciargli iniziativa e coppia degli alfieri per un paio di pedoni doppiati. È abbastanza evidente che il mio gioco in apertura si è dimostrato fallimentare come al solito e a questo punto mi tocca lavorare per raccattare i cocci e salvare il salvabile. Dopo qualche peripezia la mia donna si trova di fronte all'arrocco nemico, senza presentare alcuna minaccia immediata, ma tant'è che il mio avversario prende le mie inutili scorribande un po' troppo sul serio, affrettandosi a proporre il cambio delle donne. Il cambio avviene, ma non lo favorisce, la torre in h5 infatti non ha molte case e finisce per ritrovarsi intrappolata. Il cambio dei restanti pezzi lo costringe a cederla e di conseguenza ad abbandonare. La vittoria mi assicura il sesto posto, buon risultato (partivo come ventitreesimo) ma non comporta alcun premio in denaro, maledizione.

Ora devo staccarmi dall'iPad, sono le nove e mezza e potrebbe essere una buona idea cominciare i compiti.

-->classifica del torneo Magistrale di Autunno Veneziano 2013

PS: anche Lorenzo Lodici e Alessio Boraso hanno giocato a Venezia ottenendo ottimi risultati.

* se qualcuno trovasse il titoletto di pessimo gusto, sappia che è stata la redazione a cambiarlo e l'autore dell'articolo non ne è responsabile