Torneo di Bratto

Da quando sono partito per la Finlandia gioco a scacchi molto poco. Un mese fa Jacopo Gennari mi propone di andare con lui a fare Bratto, e io, non trovando alcuna buona ragione per dirgli di no, accetto.

Scacchisticamente, sono in un brutto periodo. Ho recentemente scoperto di aver perso 3 k all'ultimo campionato finlandese. In 7 o 8 partite, richiede un certo impegno. continuo a raggiungere buone posizioni e poi perdere per tatticismi stupidi. Anche il mio elo playchess langue; anche in quel caso, il mio punto debole sono i tatticismi stupidi.
È quindi con poca convinzione che mi sono messo a giocare il torneo. Ma il vantaggio di aspettarsi sempre il peggio è che si avranno solo sorprese piacevoli.

Primo turno: gioco col bianco contro il GM Sulava (2442). Mi gioca una ovest indiana (almeno credo: ho sviluppato il cavallo in c3, non in f3, non so se questo fa la differenza) e lui mi gioca molto aggressivo, con f5 e Dh4 per attaccare il pedone "e". Io vedo un elegante tatticismo per difendere il pedone e svilupparmi. Non vedo una mossa intermedia (ricordate quello che dicevo sui tatticismi stupidi?), e mi trovo costretto a cedere il pedone. Vedo però che posso ricavare un forte compenso, e questa volta ci azzecco. Sono in vantaggio. Scelgo però il piano sbagliato, e riesco a recuperare il pedone, finendo però in una posizione praticamente persa, dove ho un alfiere camposcuro che non riesce and andare da nessuna parte, mentre i miei pedoni sono tutti su case bianche e vengono facilmente attaccati dal cavallo avversario. Il mio avversario potrebbe cambiare i pezzi pesanti e vincere comodamente il finale di cavallo contro alfiere, ma sceglie di sacrificare il cavallo per prendere quattro pedoni. il finale risultante è nettamente superiore per il nero, ma riesco a salvarmi grazie a uno scacco perpetuo. Era da circa un decennio che non ottenevo un risultato utile contro un GM in un torneo a tempo lungo.

Secondo turno: gioco contro il maestro Madiai (2227). In apertura scelgo di sacrificare un pedone per un gioco dinamico, e funziona. Ottengo un forte attacco. In zeitnot, il mio avversario sbaglia, dandomi la possibilità di finirlo. Io, che di tempo ne ho, calcolo con dovizia di particolari tutte le varianti, poi gioco lo stesso la mossa sbagliata. Mi rendo conto a quel punto che non riesco più a vincere, e devo ripiegare sulla patta. Di nuovo, cinque minuti di analisi non mi bastano per vedere la prima mossa del mio avversario, e la mia "variante di patta" perde malamente. A questo punto sono pessimista. In entrambe le partite ho avuto gravi svarioni tattici. Si, faccio un gran gioco posizionale, ma a che serve se poi metto pezzi in presa? 

Terzo turno: sono di bianco contro Ranfagni (1970), uno dei giocatori più deboli del torneo. Mi gioca una olandese-stonewall, io faccio la variante con b3, Aa3, Dc1 e Da3 per cambiare i pezzi. È una variante infida, dove sembra che il nero non abbia problemi ma in realtà il bianco minaccia sempre di infiltrarsi nelle sue linee. Cosa che avviene. Sotto assedio, il mio avversario non trova la difesa più precisa, e vinco con eleganza. Finalmente una partita giocata bene dall'inizio alla fine.

Quarto turno: vengo pescato dal IM Vuelban (2349). Mi apre con c4. Rabbrividisco. Non ho mai saputo cosa fare contro l'inglese. Ho sempre giocato un piano con e5, f5, g6, Ag7, con l'idea di spingere in g5 e f4. Come efficacia, il piano è paragonabile a invadere la Russia in inverno: il bianco può  liberamente scegliere se contrastare l'attacco del nero, che in tal caso non avrà nessuna possibilità di successo, o contrattaccare sull'ala di donna, con la certezza di arrivare in fondo mentre il nero deve ancora finire di sviiluppare i pezzi. Ho vinto molte con quella variante, ma solo perchè spesso l'avversario giocava ancora peggio di me. Non credo che funzionerebbe col mio avversario. Quindi gioco g6, certo nella conoscenza che in qualunque apertura rientriamo, non potrà essere peggio dell'inglese.
Viene fuori una est-indiana. Conosco bene quell'apertura col bianco, e quindi conosco i piani che il nero può giocare, e quali sono i più fastidiosi. Contro la variante Samish, che io gioco. Al di fuori di tale variante, la mia conoscenza dell'est  indiana si potrebbe scrivere sul retro di un francobollo con un evidenziatore. Non so che fare, quindi opto per un approccio fluido e disimpegnato. In pratica non mi azzardo a cercare rotture, manovro coi pezzi per far credere al mio avversario di avere un'idea, e intanto aspetto che sbagli. Nonostante le premesse, la mia posizione è molto reattiva, e  il bianco deve giocare con molta precisione per concretizzare il vantaggio. Fritz vede un paio di modi in cui potevo perdere, ma sono nascosti, pieni di complicazioni, e a tavolino sfuggono a entrambi i contendenti. Ne esce un finale patto. Complessivamente ben giocata, gli errori commessi erano ragionevoli.

Quinto turno: sono di bianco contro Coppola (2092). Giochiamo una Benoni, apertura in cui me la cavo benissimo grazie al Sistema di Berliner, che in un paio di pagine spiega come affrontarne i piani principali. Se il nero gioca un piano diverso, io sono perso. Il nero ottiene facilmente la parità. Cambia i pezzi, entra in un finale patto. Cerca di forzare una vittoria sul lato di donna, e quasi gli riesce; sono costretto ai salti mortali per fermare il pedone "b" passato e supportato dagli alfieri. Ma lo fermo. Arriviamo in un finale di alfieri contrari e tre pedoni a testa, io sulle colonne a (passato), g, h mentre il mio avversario in b (passato), d e h. Ma un paio di batoste prese al campionato finlandese mi hanno insegnato il valore dei pedoni passati lontani. Il mio alfiere bloccca entrambi i pedoni neri, mentre il pedone "a" tiene legato l'alfiere nero, e quelli "g" e "h" il re; mentre lui non può muovere, io catturo il pedone "b", poi lo forzo a darmi il suo alfiere mentre il mio blocca il pedone "d" e difende il mio pedone "h", infine vinco col pedone "h" e l''alfiere camposcuro. L'analisi per capire se il nero aveva un modo per salvarsi è stata inconclusiva. Partita soddisfacente.

Sesto turno: ho il nero contro Corvi (2322). Anche lui gioca l'inglese, e di nuovo io opto per un approccio a basso contatto. Ne esce un'apertura mai vista. Lui cerca di avanzare sull'ala di donna. Io contrattacco, e forzo il guadagno di un pedone. Lui sacrifica un secondo pedone per ottenere controgioco. Io sbaglio un calcolo, gioco una mossa imprecisa, e improvvisamente mi trovo con un pedone passato in c6, mentre i miei pezzi restanti sono tutti sull'ala di re. Di nuovo mi trovo a fare i salti mortali per fermare il pedone passato. I miei pedoni si gettano indifesi lungo la strada dell'alfiere avversario, ma il loro sacrificio mi consente i riattivare il mio alfiere appena in tempo per fermare il pedone, al prezzo però di aver perso il mio vantaggio materiale. Patta. Ben giocata, a parte quella sbavatura.

Settimo turno: ho il bianco contro Cocconcelli (2139), che gioca una slava. Cerca però di sviluppare il suo alfiere in f5, che contro la variante di cambio non funziona. Dopo Db3 sto bene. Il mio avversario potrebbe cavarsela con solo un lieve svantaggio, ma non vede la mossa giusta. Sceglie quindi di sacrificare un pezzo per cercare di contrattaccare. Poi sacrifica anche la donna. Io mi rilasso. Ho il re in f4, ma ho donna per torre, mi basta sviluppare i pezzi, non c'è modo di perdere la partita, vero? Gioco a lampo un paio di mossse, poi improvvisamente mi rendo conto che le reti di matto ci sono eccome, e devo impegnarmi per uscirne illeso. Questa partita mi catapulta a 4,5 su 7, in zona premio.
In sala analisi, vedo la partita di Ferretti, che dopo aver sofferto tutta la partita, si ritrova in un finale e offre patta, senza rendersi conto che in realtà il finale si poteva vincere. Questo episodio apparentemente irrilevante influenzerà la prossima partita.

Ottavo turno: sono col  bianco contro Ranieri (2256), che sta facendo un torneo strepitoso. Ha battuto un GM, pattato con altri due, e con due MI. Io ormai sono rilassato, so che anche perdendo le ultime due partite faccio un buon torneo, posso solo migliorare. Mi gioca una nimzoindiana, che io solitamente afffronto con Dc2. Ma recentemente, Jacopo mi ha legnato a lampo con la variante Samish: a3, f3 ed e4. D'impulso, anche a causa del sospetto (probabilmente sbagliato, ma non si sa mai) che l'avversario si fosse preparato contro di me (il mio gioco contro la nimzoindiana è sempre stato insoddisfacente), decido di cammbiare variante. Ho bene impresso in mente il modo in cui Jacopo mi ha battuto, devo solo applicarlo. Peccato che il mio avversario gioca diversamente da come io giocavo di nero. Mi trovo spaesato, in ritardo di sviluppo, con un pedone in f3 e un pedone "e" arretrato che non riesco mai a spingere. Tuttavia la mia posizione è solida, grazia all'Ac1 mai mosso dalla casa di partenza che difende magnificamente le mie uniche debolezze di e3 e a3. Come diceva saggiamente Berliner, "considerate che un pezzo potrebbe essere ben piazzato anche nella sua casa di partenza"; l'alfiere si muoverà solo alla trentasettesima mossa. Il mio avversario continua a fare pressione, ma non trova il modo di sfondare. Gradualmente si cambiano pezzi, e si arriva in finale. Il mio avversario offre patta, e io sto per accettare, ma poi mi ricordo la partita di Ferretti del giorno prima, e considero meglio: nei suoi tentativi di attacco, il nero ha spinto dei pedoni che possono essere attaccati. Continuo a giocare il finale, e lo vinco. Alla fine del torneo, Ranieri avrà giocato contro tre GM e tre MI, perdendo solo contro di me. Dopo questa partita, mi trovo improvvisamente in quinta posizione, in mezzo ai GM. 

Nono turno: Sono nero contro Evgeny Sveshnikov (2508). Vincendo potrei vincere il torneo, ma non mi faccio illusioni, mi accontento della certezza matematica del premio di fascia. In apertura decido di sacrificare un pedone per l'attività dei pezzi. Sarebbe un bel sacrificio, se non fosse che il GM mi controsacrifica un pedone per attivarsi prima di me e mi sorprende con le braghe calate. Perdo alla quindicesima per non aver visto un'infilata in una, ma la partita era già finita. Dopo tante ottime posizioni buttate via, per una volta è bello fare una cazzata in una posizione già persa e dire "non sarebbe cambiato niente comunque".

Il mio bucholz è bassissimo, ma gli scontri diretti fra gli altri giocatori a 5 punti si concludono tutti senza patte (così solo un giocatore per scacchiera mi supera) e i giocatori a 4 e mezzo pattano tutti, perdendo la possibilità di raggiungermi. Chiudo ottavo assoluto. 

Risultato: 5 e mezzo su 9 contro media elo avversari 2256. Performance di 2336, una delle mie più alte di sempre. 2,2  k guadagnati, la mia seconda migliore variazione di elo FIDE. Dopo un decennio riprendo a fare punti contro GM. La mia autostima scacchistica si riprende dopo un lungo periodo di mediocrità. 
E venti giorni con la caviglia ingessata a causa di una brutta storta, a dimostrazione che gli scacchi sono uno sport più pericoloso di quanto si pensi. Con tutte quelle scale da salire e scendere, e persone sedentarie che si ritrovano con la mattina libera e decidono di fare attività fisiche per cui non sono preparati, bisognerà rendere obbligatoria l'ambulanza di fianco al tavolo degli arbitri.

P.S. Il mio esilio finlandese sta per finire. Presto tornerò dalla terra dei ghiacci, e allora reclamerò il trono imbottito che era, è, e sempre sarà mio, se non più per diritto di elo (uno non può neanche farsi cinque anni di dottorato all'estero che quando torna si ritrova i bambinetti che sono cresciuti e sono diventati più forti di lui) quantomeno per anzianità. E avrete un altro maestro da giocarvi in campionato.